Итальянские сказки / Fiabe Italiane
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3. Quando arriv`o a casa cos`i conciata, pi`u brutta di una scoppiettata, la mamma ne ebbe tanta rabbia che mor`i.
4. Alz`o il capo, e le cadde una stella in fronte
Le tre casette
Una povera donna morendo chiam`o le tre figliole e cos`i parl`o: – Figlie mie, fra poco sar`o morta e voi rimarrete sole al mondo. Quando non ci sar`o pi`u, fate cos`i: andate dai vostri zii e fatevi costruire una casetta per ciascuna. Vogliatevi bene. Addio. – E spir`o. Le tre ragazze uscirono piangendo. Si misero per via e incontrarono un loro zio, stuoiaio. Disse Caterina, la pi`u grande: – Zio, nostra mamma `e morta; voi che siete cos`i buono, fatemi una casetta di stuoie. E lo zio stuoiaio le fece la casetta di stuoie. Le altre due sorelle andarono innanzi e incontrarono un loro zio, falegname. Disse Giulia, la seconda: – Zio, nostra mamma `e morta; voi che siete cos`i buono, fatemi una casetta di legno. E lo zio falegname le fece la casetta di legno. Rimase solo Marietta, la pi`u piccina, e continuando la sua via s’imbatt'e in un suo zio, fabbro. – Zio, – gli disse, – la mamma `e morta; voi che siete cos`i buono, fatemi una casetta di ferro. E lo zio fabbro le fece la casetta di ferro. Sulla sera venne il lupo. And`o alla casetta di Caterina e picchi`o all’uscio. Caterina chiese: – Chi `e? – Sono un povero pulcino, tutto bagnato; aprimi per carit`a. – Vattene; sei il lupo e mi vuoi mangiare. Il lupo diede una spinta alle stuoie, entr`o e si mangi`o Caterina in un boccone. Il giorno dopo le due sorelle andarono a far visita a Caterina. Trovarono le stuoie sfondate, e la casetta vuota. – Oh, poverette noi! – dissero. – Di certo la nostra sorella maggiore l’ha mangiata il lupo. Verso sera torn`o il lupo e and`o alla casetta della Giulia. Buss`o, e lei: – Chi `e? – Sono un pulcino smarrito, dammi asilo per piet`a. – No, sei il lupo, e mi vorresti mangiare come mia sorella. Il lupo diede una spinta alla casetta di legno, spalanc`o l’uscio, e della Giulia ne fece un boccone. Al mattino la Marietta va a far visita alla Giulia, non la trova e dice tra s'e [74] : “Il lupo l’ha mangiata! Povera me, sono rimasta sola a questo mondo”. In sul far della notte [75] il lupo venne alla casetta della Marietta. – Chi `e? – Sono un povero pulcino intirizzito, ti prego, lasciami entrare. – Vattene che sei il lupo e come hai mangiato le mie sorelle vorresti mangiare me. Il lupo d`a uno spintone all’uscio, ma l’uscio era di ferro come tutta la casa e il lupo si ruppe una spalla. Urlando dal dolore corse dal fabbro. – Aggiustami la spalla, – gli disse. – Io aggiusto il ferro, non le ossa, – disse il fabbro. – Ma io le ossa me le sono rotte col ferro, quindi sei tu che me le devi aggiustare, – disse il lupo. Allora il fabbro prese il martello e i chiodi e gli aggiust`o la spalla. Il lupo torn`o da Marietta e si mise a parlarle vicino all’uscio chiuso: – Senti, Mariettina, per colpa tua mi son rotto una spalla, ma ti voglio bene lo stesso. Se domattina vieni con me, andiamo per ceci in un campo qua vicino. La Marietta rispose: – S`i, s`i, – ma, furba com’era, aveva capito che il lupo voleva solo farla uscir di casa per mangiarsela. Perci`o l’indomani si alz`o prima che facesse giorno, and`o al campo dei ceci e ne raccolse una grembiulata. Torn`o a casa, mise a cuocere i ceci e gett`o le bucce dalla finestra. Alle nove venne il lupo. – Mariettina bella, vieni con me per ceci. – No, che non ci vengo, balordo: i ceci li ho gi`a raccolti, guarda sotto la finestra e vedrai le bucce, annusa il fumo che viene dal camino e sentirai l’odore, e a te non resta che leccarti le labbra [76] . Il lupo era fuori di s'e dalla stizza, ma disse: – Fa niente [77] , domattina ti vengo a prendere alle nove e andremo per lupini. – S`i, s`i, – disse la Marietta, – alle nove t’aspetto. Invece anche stavolta s’alz`o per tempo [78] , and`o al campo di lupini, ne colse una grembiulata e li port`o a casa a cuocere. Quando venne il lupo a prenderla, mostr`o le bucce fuor dalla finestra. Il lupo tra s'e giurava vendetta, ma a lei disse: – Ah, birichina, me l’hai fatta! E s`i che io ti voglio tanto bene! Domani, vedi, dovresti venire con me in un campo che so io. Ci sono delle zucche che sono una meraviglia, e ne faremo una scorpacciata. – S'i, che ci verr`o, – disse la Marietta. Al mattino, corse al campo delle zucche prima di giorno, ma questa volta il lupo non aspett`o le nove; e corse anche lui al campo delle zucche per mangiarsi la Marietta in un boccone. Appena la Marietta vide il lupo da lontano, non sapendo dove scappare, fece un buco in una grossa zucca e ci si appiatt`o dentro. Il lupo, che sentiva odor di cristiano, annusa tra le zucche, gira e rigira e non la trova. Allora pens`o: “Sar`a gi`a tornata a casa. Me ne far`o una scorpacciata di zucche io da solo”, e cominci`o a mangiar zucche a crepapelle [79] . La Marietta tremava sentendo il lupo che si avvicinava alla sua zucca, pensando che l’avrebbe mangiata con lei dentro. Ma quando arriv`o alla zucca di Marietta il lupo era ormai sazio. – Questa qui che `e cos`i grossa, – disse, – voglio portarla in regalo alla Marietta per farmela amica. – Addent`o la zucca e reggendola coi denti. galopp`o alla casetta di ferro e la butt`o dentro la finestra. – Mariettina mia! – disse. – Guarda che bel regalo che t’ho portato. La Mariettina, ormai al sicuro in casa sua, sgusci`o fuori dalla zucca, chiuse la finestra, e dietro i vetri fece le corna al lupo. – Grazie, amico lupo, – gli disse, – io ero nascosta nella zucca e tu m’hai portata fino a casa. Il lupo, a sentir questo, sbatteva la testa contro le pietre. La sera nevicava. La Marietta si scaldava al focolare, quando senti un rumore gi`u per la canna del camino. “Questo `e il lupo che viene a mangiarmi”, pens`o. Prese un paiolo d’acqua e lo mise sul fuoco a bollire. Piano piano, piano piano, il lupo scende per il camino, spicca un salto credendo di saltare addosso alla ragazza e invece casca nell’acqua bollente e resta cotto. Cos`i la scaltra Marietta si liber`o dal nemico e visse tranquilla per tutta la sua vita.
74
tra s'e – про себя / мысленно
75
In sul far della notte – ближе к ночи / под ночь
76
leccarti le labbra – облизываться
77
Fa niente – ничего / неважно
78
per tempo – рано
79
mangiar zucche a crepapelle – наесться тыквами до отвала
1. Выберите правильный вариант:
1. Il lupo ha mangiato la sorella maggiore.
2. Il lupo ha mangiato la seconda sorella.
3. Il lupo ha mangiato tutte le tre sorelle.
4. Il lupo ha mangiato Caterina e Giulia.
2. Perch'e il lupo non poteva rompere la casa di Marietta?
1. La casa era di ferro.
2. Il lupo era molto debole.
3. La casa era di mattone.
4. la casa era di pietra.
3. Вставьте пропущенные слова:
1. Allora il fabbro prese ________ e i chiodi e gli aggiust`o la spalla.
2. Cos`i la scaltra Marietta si liber`o dal nemico e visse _________ per tutta la sua vita.
3. La Mariettina, ormai al sicuro in casa sua, sgusci`o fuori dalla zucca, chiuse la finestra, e dietro i vetri fece ________ al lupo.
4. Perci`o l’indomani si alz`o prima che facesse giorno, and`o al campo dei ceci e ne raccolse una _____________.
4. Выберите нужный глагол:
Torn`o a casa, mise a cuocere i ceci e _________ le bucce dalla finestra.
1. butt`o
2. gett`o
3. ruppe
4. port`o
5. Выберите нужный предлог:
di – a – per – in
1. Perci`o l’indomani si alz`o prima che facesse giorno, and`o ___ campo ____ ceci e ne raccolse una grembiulata.
2. Il lupo, ___ sentir questo, sbatteva la testa contro le pietre.
3. ____ mattino, corse ____ campo ____ zucche prima ___ giorno, ma questa volta il lupo non aspett`o le nove; e corse anche lui ___ campo ___ zucche ____ mangiarsi la Marietta ___ un boccone.
4. Sono un povero pulcino, tutto bagnato; aprimi ____ carit`a.
6. Поставьте глаголы в нужную форму:
1. Il lupo (dare) uno spintone all’uscio, ma l’uscio (essere) di ferro come tutta la casa e il lupo (rompersi) una spalla.
2. Cos`i la scaltra Marietta (liberarsi) dal nemico e (vivere) tranquilla per tutta la sua vita.
3. La Mariettina, ormai al sicuro in casa sua, (sgusciare) fuori dalla zucca, (chiudere) la finestra, e dietro i vetri (fare) le corna al lupo.
4. Le altre due sorelle (andare) innanzi e (incontrare) un loro zio, falegname.
7. Ответьте на вопросы:
1. Che cosa si ruppe il lupo?
2. Perch'e il lupo non potette rompere la casa di Marietta?
3. Dove si nascose Marietta?
4. Come si chiama la sorella maggiore?
5. Raccontare il testo.
1. Il lupo ha mangiato Caterina e Giulia.
2. La casa era di ferro.
3.
1. Allora il fabbro prese il martello e i chiodi e gli aggiust`o la spalla.
2. Cos`i la scaltra Marietta si liber`o dal nemico e visse tranquilla per tutta la sua vita.
3. La Mariettina, ormai al sicuro in casa sua, sgusci`o fuori dalla zucca, chiuse la finestra, e dietro i vetri fece le corna al lupo.
4. Perci`o l’indomani si alz`o prima che facesse giorno, and`o al campo dei ceci e ne raccolse una grembiulata.
4. gett`o
5.
1. Perci`o l’indomani si alz`o prima che facesse giorno, and`o al campo dei ceci e ne raccolse una grembiulata.
2. Il lupo, a sentir questo, sbatteva la testa contro le pietre.
3. Al mattino, corse al campo delle zucche prima di giorno, ma questa volta il lupo non aspett`o le nove; e corse anche lui al campo delle zucche per mangiarsi la Marietta in un boccone.
4. Sono un povero pulcino, tutto bagnato; aprimi per carit`a.
Il contadino astrologo
Un Re aveva perduto un anello prezioso. Cerca qua, cerca l`a, non si trova. Mise fuori un bando [80] che se un astrologo gli sa dire dov’`e, lo fa ricco per tutta la vita. C’era un contadino senza un soldo, che non sapeva n'e leggere n'e scrivere, e si chiamava G`ambara. “Sar`a tanto difficile far l’astrologo? – si disse. – Mi ci voglio provare”. E and`o dal Re. Il Re lo prese in parola [81] , e lo chiuse a studiare in una stanza. Nella stanza c’era solo un letto e un tavolo con un gran libraccio d’astrologia, e penna, carta e calamaio. G`ambara si sedette al tavolo e cominci`o a scartabellare il libro senza capirci niente e a farci dei segni con la penna. Siccome non sapeva scrivere, venivano fuori dei segni ben strani [82] , e i servi che entravano due volte al giorno a portargli da mangiare, si fecero l’idea che fosse un astrologo molto sapiente. Questi servi erano stati loro a rubare l’anello, e con la coscienza sporca che avevano, quelle occhiatacce che loro rivolgeva G`ambara ogni volta che entravano, per darsi aria [83] d’uomo d’autorit`a, parevano loro occhiate di sospetto. Cominciarono ad aver paura d’essere scoperti, e non la finivano pi`u con le riverenze, le attenzioni: “S`i signor astrologo! Comandi, signor astrologo!” G`ambara, che astrologo non era, ma contadino, e perci`o malizioso, subito aveva pensato che i servi dovessero saperne qualcosa dell’anello. E pens`o di farli cascare in un inganno. Un giorno, all’ora in cui gli portavano il pranzo, si nascose sotto il letto. Entr`o il primo dei servi e non vide nessuno. Di sotto il letto, G`ambara disse forte: – E uno! – il servo lasci`o il piatto e si ritir`o spaventato. Entr`o il secondo servo, e sent`i quella voce che pareva venisse di sottoterra: – E due! – e scapp`o via anche lui. Entr`o il terzo: – E tre! I servi si consultarono: – Ormai siamo scoperti, se l’astrologo ci accusa al Re, siamo spacciati. Cos`i decisero d’andare dall’astrologo e confessargli il furto. Noi siamo povera gente, – gli fecero, – e se dite al Re quel che avete scoperto, siamo perduti. Eccovi questa borsa d’oro: vi preghiamo di non tradirci. G`ambara prese la borsa e disse: – lo non vi tradir`o, per`o voi fate quel che vi dico. Prendete l’anello e fatelo inghiottire a quel tacchino che c’`e laggi`u in cortile. Poi lasciate fare a me. Il giorno dopo G`ambara si present`o al Re e gli disse che dopo lunghi studi era riuscito a sapere dov’era l’anello. – E dov’`e? – L’ha inghiottito un tacchino. Fu sventrato il tacchino e si trov`o l’anello. Il Re colm`o di ricchezze l’astrologo e diede un pranzo in suo onore, con tutti i Conti, i Marchesi, i Baroni e i Grandi del Regno. Tra le tante pietanze fu portato in tavola un piatto di gamberi. Bisogna sapere che in quel paese non si conoscevano i gamberi, e quella era la prima volta che se ne vedevano, regalo d’un Re d’altro paese. – Tu che sei astrologo, – disse il Re al contadino, – dovresti sapermi dire come si chiamano questi che sono qui nel piatto. Il poveretto di bestie cos`i non ne aveva mai viste n'e sentite nominare. E disse tra s'e, a mezza voce: – Ah, G`ambara, G`ambara. Sei finito male. – Bravo! – disse il Re, che non sapeva il vero nome dei contadino. – Hai indovinato: quello `e il nome: gamberi! Sei il pi`u grande astrologo del mondo.
80
Mise fuori un bando – издал указ
81
prese in parola – поймал на слове
82
ben strani – очень странные
83
darsi aria – делать вид / напустить на себя вид
La madre schiava
C’era una volta un marito e una moglie, massari comodi, che tenevano masseria del primo signore della provincia, dalla parte d’Otranto. Avevano cinque figli, e la massara, dopo aver fatto tutti i servizi e messo la pignatta sul fuoco per gli uomini che rientravano dalla fatica, si sedeva ogni sera sulla soglia di casa e diceva il rosario [84] . Una sera, mentre stava per farsi il segno della croce, senti cantare la civetta, e la civetta diceva: – Massara, massara! Quando vuoi la ricchezza, in giovent`u o in vecchiezza? – Ges`u Maria! – disse la massara, facendosi in fretta il segno della croce. Era l’ora che gli uomini tornavano da fuori. Si sedettero a tavola e mangiarono in grazia di Dio. Quella povera cristiana era un po’ frastornata. – Che hai? – le chiesero il marito e i figli. Rispose che non si sentiva bene. La sera dopo, quando si rimise a dire il rosario, di nuovo sent`i la civetta: – Quando vuoi la ricchezza, in giovent`u o in vecchiezza? – Madonna santa! – disse la massara. – Questa non `e cosa buona! – Pigli`o e and`o a dirlo al marito. – Moglie mia, – disse il massaro, – se ti succede un’altra volta, digli che `e in vecchiezza che vuoi la ricchezza, perch'e la giovent`u bene o male la si passa, ma `e in vecchiezza che c’`e bisogno di tanti agi. Difatti, quando la terza sera sent`i la civetta, – Eh, – disse la massara, – sei ancora qui? In vecchiezza la voglio, hai capito? Pass`o del tempo. Una sera, il marito e i figli, stufi di mangiar legumi [85] , dissero: – Mamma, domani, se Dio vuole, facci due foglie molli. Alla mattina, la massara prese cappuccio e coltello, e and`o a cogliere foglie. La masseria era su una punta di mare, e pi`u avanti lei andava, pi`u belle foglie trovava. “Che bellezza! – diceva. – Che bellezza di fogli! Stasera i figli miei e l’umno mio hanno da scialare!” Cogli di qua, cogli di l`a, era arrivata proprio sulla spiaggia. E mentr’era chinata a cogliere, le arrivano dietro certi Turchi, l’ afferrano, la trascinano su una barca e via per il mare. Ebbe un bel gridare, un bel supplicare per piet`a! per misericordia! che la lasciassero andare: fu inutile. Ma lasciamo lei che s’uccideva dai pianti, e prendiamo il povero marito e i figli, la sera quando si ritirarono. Invece della casa aperta, come sempre, con la cena pronta, trovarono la porta chiusa. Chiamarono, bussarono, finirono per sfondar la porta. Quando videro che in casa non c’era, si misero a domandare [86] tra i vicini, chi l’aveva vista. – S`i, – dissero i massari vicini, – l’abbiamo vista uscire col cappuccio, ma non l’abbiamo pi`u vista tornare. Figuratevi la pena di quei cristiani! Veniva notte, e accesero le lucerne, e andarono in mezzo alla campagna aperta gridando: – Mamma! Mamma! – e a cercare nei pozzi. Ma quando persero la speranza di trovarla, tornarono a casa e si misero a piangere. Poi si vestirono di nero e ricevettero le visite per tre giorni. Ma siccome tutte le cose di questo mondo passano, incominciarono un’altra volta a mettersi alla fatica come prima. Passati due anni da quel fatto, capit`o che avessero da arare una gran “chiusura” per seminarla a grano. I figli e il vecchio presero una coppia di buoi per uno e si misero ad arare. Arando, al vecchio gli s’incagli`o la punta dell’aratro. Poich'e a liberarlo da solo non ce la faceva, chiam`o il figlio grande, e, tira tira, videro che s’era impigliato in un anello di ferro. Tirarono l’anello e si sollev`o una gran pietra piatta. Sotto, c’era una stanza. – Uh, tato mio! – disse il figlio, – sapessi cosa vedo qua sotto… Ci scendo? – No, – disse il vecchio. – Lasciamo tutto come sta. Stanotte torniamo e vediamo di cosa si tratta. – E cos`i si separarono. La sera, ritirandosi coi servi alla masseria, li ubriacarono per bene [87] . Quando videro i servi che ronfavano, il vecchio e i cinque figli andarono al luogo della pietra a urne di lucerna. La sollevarono, scesero, e trovarono sette vasi pieni di monete d’oro. Si guardarono in faccia uno con l’altro. Non sapevano n'e che dire n'e che fare. – Figli miei, – disse il vecchio, – non `e tempo di stare qui come tanti babbei. Andate, mettete sotto una carretta e venite. I figli corsero a prendere la carretta, si caricarono tutto il tesoro e lo nascosero. Il giorno dopo – erano giusto due anni e un mese dalla scomparsa della povera massara – andarono dal padrone e gli dissero che non volevano pi`u stare alla masseria, che di restare l`i non avevano pi`u cuore. Fecero le consegne, offrirono una gran mangiata ai servi di masseria, si misero in cammino e andarono a Napoli. L`a si tolsero i loro panni da contadini e si vestirono pulito; comprarono un palazzo; chiamarono maestri di scuola, maestri di lingue, che gli insegnassero da signori; e poi teatri, e cos`i via. Il vecchio si fece il codino, come si usava allora; presero a parlare [88] alla napoletana: isci cc`a, isci l`a; anche i nomi si cambiarono: non pi`u Renzo, Cola, ma don Pietrino, don Saveruccio, ogni bel nome che sentivano, se l’appiccicavano. A vederli, non li avrebbe riconosciuti pi`u nessuno. Un giorno, si trovarono tutti e cinque i fratelli insieme, in piazza dell’Immaccolatella; c’era mercato di schiave, more e bianche, e tra le bianche ce n’erano una bellezza. Appena furono a casa: – Pap`a, pap`a! – dissero (ormai non lo chiamavano pi`u tato). – Che c’`e, figli miei? – Abbiamo visto tante belle schiave. Ce ne compriamo una? – Eh, – disse il padre, – volete portarmi una sgualdrinella per casa! No, no! Se ce n’`e una vecchia, pigliamo quella. And`o lui in piazza, guard`o le schiave, e ne vide una vecchia, anzi, pareva invecchiata innanzi tempo, dalle fatiche e dalle busse, povera cristiana. – Quanto ne volete? – domand`o a quello che le portava. – Cento ducati. Pag`o, e la portarono in casa. Questa cristiana, poverina, andava tutta lacera che faceva pena vederla; allora le comprarono vesti nuove e la fecero maestra di casa. Alla sera, di solito, i figli se ne andavano a teatro. Il vecchio invece non usciva mai. Quella cristiana, quando vedeva uscire i cinque fratelli, cominciava a sospirare e a piangere. Una sera, dopo aver fatto luce ai signorini per le scale, si ritirava piangendo, e il signore vecchio chiuse il libro che stava leggendo e la chiam`o. – Perch'e sospiri e piangi quando vedi i miei figli? – Signore mio, – disse la schiava, – se sapesse quel che tengo in cuore, non me lo chiederebbe! E il vecchio. – Prendi una sedia, e racconta, – disse. – Allora sappia che non sono mai stata schiava, ma ero massara, avevo marito e cinque figli come quelli di vossignoria, – e cominci`o a raccontare la sua storia. Quando arrivo alla sera in cui doveva andare a cogliere le foglie molli, ed erano scesi i Turchi e l’avevano rapita, il vecchio s’alza, l’abbraccia e la copre di baci. – Moglie mia, moglie mia, sono io il massaro e quelli sono i cinque figli tuoi, che dopo anni di triboli credendoti morta, un giorno arando abbiamo trovato un tesoro. Ed ecco avverato quel che ti diceva la civetta. Figuratevi la consolazione della cristiana di ritrovare per miracolo il marito e i figli dopo diciassett’anni di schiavit`u. Mentre lei raccontava i suoi patimenti, e lui il dolore di crederla morta, e si tenevano stretti, tornarono i figli dal teatro. Vedendo i due vecchi che si facevano tante carezze, dissero: – E non voleva che ci comprassimo una giovane! – No, figli miei, – disse il padre, – questa `e la madre vostra, che abbiamo pianta per morta per tanti anni. Figuratevi i figli! Ad abbracciarla, a baciarla, a dirle: – Mamma mia, basta con quel che hai faticato e patito. D’ora in poi [89] comanderai e ti godrai ogni ricchezza. Vennero cameriere e serve e la vestirono da quella signorona che era, col manicotto e lo scaldino d’inverno, e l’estate col ventaglio. Cos`i stettero felici e contenti, e la vecchiezza passarono in ricchezza.
84
diceva il rosario – молилась
85
stufi di mangiar legumi – которым надоело есть овощи
86
si misero a domandare – принялись спрашивать
87
per bene – порядочно / прилично
88
presero a parlare – заговорили
89
D’ora in poi – отныне / впредь
1. Выберите правильный вариант:
1. La donna era in schiavit`u per dieci anni.
2. La donna era in schiavit`u per tre anni.
3. La donna era in schiavit`u per dicassette anni.
4. La donna era in schiavit`u per cinque anni.
2. Подберите синонимы:
fattore – piet`a —
servit`u – tristezza —
miseria – successo —
bacucco – ricchezza —
3. Вставьте пропущенные слова: